Che cos’è lo stress

Lo stress, è considerato come una risposta fisiologica e psicologica complessa a una serie eterogenea di stimoli fisici, biologici o psicosociali, interni o esterni all’organismo. Tuttavia molte sono le definizioni di stress a seconda del contesto nel quale è stato studiato.
L’estrema diffusione del termine stress, sia nella letteratura medico-biologica che nella letteratura psicologico-psichiatrica, testimonia l’importanza di un concetto che esprima la reazione e la resistenza dell’organismo nei confronti di agenti che esercitino una pressione o una richiesta su di esso.
Secondo Selye, lo stress è “la risposta non specifica dell’organismo ad ogni richiesta effettuata su di esso”, Selye interpretò lo stress come conseguenza di una reazione difensiva dell’organismo, dimostrò che essa si produceva per l’azione di una vasta gamma di agenti nocivi per l’organismo, e chiamò questa reazione Sindrome Generale di Adattamento (General Adaptation Syndrome).

La Sindrome di Adattamento nella prima fase di allarme, lo stressor suscita nell’organismo un senso di allerta, con conseguente attivazione dei processi psicofisiologici (aumento del battito cardiaco, iperventilazione ecc.). Dopodiché, nella fase di resistenza, l’organismo tenta di adattarsi alla situazione e gli indici fisiologici tendono a normalizzarsi. Nel caso in cui l’adattamento non sia sufficiente si arriva alla terza fase, la fase dell’esaurimento, in cui l’organismo non riesce più a difendersi e la naturale capacità di adattamento viene a mancare.
Quest’ultima fase è la più pericolosa, in quanto l’esposizione prolungata ad una situazione di stress può provocare l’insorgenza di patologie sia fisiche che psichiche (es.disturbi d’ansia). In particolare, lo stress cronico attiva un circuito psiconeuroendocrino (che coinvolge in particolare alcune aree del cervello e l’ asse ipotalamo-ipofisi-surrene) con conseguenze negative sulla salute.

Lo stress psicologico

La ricerca sugli effetti dello stress psicologico ha dimostrato che se uno stimolo non è valutato come rilevante per l’individuo, a livello conscio o inconscio, non si verifica attivazione emozionale e dunque una eventuale reazione non può essere considerata come stress psicologico. Il contributo degli psicologi al problema dello stress è stato fondamentalmente quello di aver sottolineato l’importanza della valutazione del significato dello stimolo nella produzione della reazione di stress, mediata dall’attivazione emozionale. Quindi gli eventi sono stressanti nella misura in cui sono percepiti come stressanti, per cui uno stimolo produrrà o meno una reazione di stress a seconda di come viene interpretato e valutato (Pancheri, 1993 – Lazarus, 1998).
Un evento sarà tanto più stressante quanto più l’individuo si percepirà inadeguato e incapace di fronteggiarlo (Lazarus, 1993; Lazarus e Folkman, 1984).

Gli studi del secolo scorso sulla conoscenza dello stress e dei suoi effetti sulla nostra salute sono moltissimi e tuttora in corso. Vorrei qui citare il contributo importante di Henri Laborit, famoso biologo francese. Laborit dimostrò mezzo secolo fa che non è tanto lo stress in sè ad essere pericoloso per la salute e causare malattie all’organismo, ma è l’impossibilità di rispondere allo stress.
Ogni volta che abbiamo una problematica giornaliera che ci mette in difficoltà, se frequentemente non siamo capaci di far valere la nostra opinione o le nostre decisioni (risposta) oppure di trovare delle soluzioni alternative in modo da non farci coinvolgere direttamente con il problema in questione, ad esempio delegando ad altri o chiedendo la collaborazione di altri (fuga) in quel caso siamo in una condizione di blocco (inibizione dell’azione).
Quando non riusciamo ad trovare delle soluzioni appropriate al nostro problema o pensiamo di non potercela fare a risolverlo e quindi ci sentiamo come in trappola, senza via d’uscita, viviamo una condizione di inibizione dell’azione.
Quando lo stress è accompagnato da prolungata inibizione sono secreti da parte delle ghiandole surrenali noradrenalina e corticosteroidi e questi ormoni rinforzano l’inibizione creando un circolo vizioso.
La continua secrezione di questi ormoni riduce le capacità di difesa immunologica del nostro corpo e quindi siamo più vulnerabili alle malattie.
P. Pancheri e M. Biondi (1992) hanno proposto un modello interpretativo dello sviluppo della malattia, prevalentemente somatica o prevalentemente psichica, determinato da uno sbilanciamento nella gestione dello stress.

Rispondere allo stress

Le persone vittime della condizione di stress, la conoscenza di sé e l’autopercezione risultano essere ridotte e distorte. Sul piano personale l’incapacità di esprimere le proprie emozioni, di sciogliere le tensioni accumulate nella struttura muscolare, di far fluire l’energia personale, riducono sempre più la sensibilità e la vitalità del corpo e della mente e predispongono all’accumulo dello stress e alla sua cronicizzazione.
Il primo passo per rompere il circolo vizioso della reattività allo stress è diventare consapevole di quello che succede esattamente nel momento in cui sta accadendo.
Abbiamo bisogno di recuperare la flessibilità psicologica nell’uso delle strategie di coping, ossia l’insieme degli sforzi attuati per controllare gli eventi e le situazioni stressanti che vengono valutate come eccessive rispetto alle nostre risorse (Lazarus, 1991).
Si tratta di avviare un insieme di strategie di adattamento appropriate (Kabat-Zinn,2005) e il percorso di Mindfulness per la Riduzione dello Stress ha dimostrato scientificamente efficacia nel sostenerci nel rispondere allo stress anziché reagire.

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