Sovrappeso e Obesità

Il “problema alimentare” inteso come corretta gestione del peso e come terapia dell’obesità è un fenomeno sociale relativamente recente. Sino alla fine della seconda guerra mondiale, l’umanità (anche nella società occidentale) era impegnata a procurarsi il cibo e non a gestirne una congrua assunzione. L’attenzione del medico di famiglia era focalizzata sui fenomeni carenziali.

La maggior parte della popolazione è vissuta nei secoli in un sistema di agricoltura di sussistenza soggetto a periodiche carestie. Chi possedeva il così detto “gene della frugalità” (nella realtà i recenti studi sul genoma umano parlano di un complesso di numerosi “geni di suscettibilità”), resisteva maggiormente alle carenze nutrizionali mediante un basso consumo di energia ed un efficace stoccaggio come grasso degli eccessi calorici quando presenti. La selezione naturale ha privilegiato chi consumava poco durante le carestie e poteva accumulare grasso di riserva in presenza di cibo. Noi siamo prevalentemente i discendenti di questa parte della popolazione.

La maggior disponibilità di cibo e la riduzione dell’attività fisica hanno avuto un impatto rilevante sui portatori dell’assetto genetico “frugale” che sono candidati ad essere obesi.

Gli indiani Pima dell’Arizona presentano una alta incidenza dell’assetto genetico “frugale” e l’incontro con l’opulenta società americana ha prodotto un’ esplosione di diabete ed obesità in questa popolazione. Attualmente più della metà dei Pima di età superiore ai 35 anni è obesa e diabetica.

Dall’approccio moralistico dell’obesità all’approccio psico-nutrizionale

Il presupposto moralistico dei trattamenti, che attribuiva alla sola volontà della persona obesa la soluzione del problema, ha dimostrato negli anni tutti i suoi limiti, non fornendo risultati soddisfacenti e duraturi.

E’ indispensabile un modello di approccio psico-nutrizionale, che tenga conto dei fattori biologici, psicologici e sociali che, così pesantemente, condizionano il soggetto.

Il peso estetico (sogno di ieri e di oggi)

Il corpo delle donne è spesso stato visto nel corso della storia come qualcosa che poteva essere modificato (ciò è accaduto in tutte le culture anche se in modo, di volta in volta, diverso).

L’ideale estetico che sempre più si è andato affermando nella società occidentale negli ultimi decenni è: “magro è bellissimo” (sino ad eccessi come le attuali modelle).

Questa tendenza è andata di pari passo con la liberalizzazione dei costumi e la maggiore esposizione del corpo, ma nella cultura corrente il corpo si può mostrare solo se è magro.

La contraddizione fra peso estetico e peso reale

La società ci spinge da decenni ad essere magri, sempre più magri! Nel 1976, ad esempio, la fotomodella Twiggy conquistava una popolarità internazionale, diventando un modello di bellezza con il suo corpo scheletrico. Uno studio condotto sul concorso Miss America ha confermato questo fenomeno: dagli anni ’60 in poi c’è stata infatti una progressiva riduzione del peso e della taglia delle partecipanti alla finale. Il loro peso, inoltre, è sempre stato molto inferiore anche rispetto a quello riportato nelle tabelle del peso ideale (precisamente del 12,4% nel periodo compreso tra il 1959 e il 1970, del 15,4% tra il 1970 e il 1978 e dal 15% al 17% dal 1979 al 1988). Il divario fra l’ideale estetico proposto ed il peso reale aumenta continuamente, diventando per i più incolmabile e fonte di diffusa insoddisfazione per il proprio aspetto fisico e la propria immagine corporea

Una proposta realistica : il peso ragionevole

Le evidenze scientifiche hanno mostrato quanto sia il “peso ideale “ sia il “peso estetico” siano proposte non realistiche e quanti inconvenienti i programmi, che li propongono, portino con sé.

La proposta terapeutica attuale per il persona in soprappeso od obesa è quella di un dimagrimento del 10% del suo peso, con una gestione a lungo termine del risultato ottenuto.

Il miglioramento dello stato di salute del persona con un dimagrimento del 10% è in genere superiore al 90% del vantaggio totale che può essere ottenuto con la gestione del peso.

Valutazione oggi dello stato di nutrizione: il BMI

  • l’indice di massa corporea (BMI) è il parametro che ha sostituito le tabelle del peso ideale e che attualmente è utilizzato per la classificazione del soprappeso e della obesità negli uomini adulti e nelle donne non gravide
  • l’indice di massa corporea (BMI) si calcola dividendo il peso del Paziente espresso in kg per il quadrato dell’altezza espresso in metri: BMI = kg / m 2

La circonferenza addominale: un nuovo parametro semplice e significativo

  • la circonferenza addominale è un buon indice della massa adiposa intra-addominale e si è dimostrata da sola un parametro più semplice e conveniente del rapporto vita/fianchi, utilizzato precedentemente, per misurare il contenuto di grasso viscerale
  • circonferenze specifiche per sesso che denotano un rischio per complicanze metaboliche:
    • uomini > 102 rischio sostanzialmente aumentato
    • donne > 88 rischio sostanzialmente aumentato

La composizione dell’alimentazione: da Creta la definizione della dieta mediterranea

A Creta gli epidemiologi della fondazione Rockfeller definirono le caratteristiche salutari di una dieta povera di proteine animali e ricca di cereali , ortaggi e olio di oliva. I contadini cretesi, che si lamentavano con gli intervistatori della loro alimentazione povera di carne, erano allora ancora ignari che proprio da ciò dipendeva il loro eccellente stato di salute.

I principi salutari insiti nella dieta dei popoli del Mediterraneo sono tuttora riconosciuti nel mondo.

L’attività fisica

L’attività fisica, quando è associata alla terapia dietetica, contribuisce al calo ponderale risparmiando la massa magra e riducendo prevalentemente la massa grassa.

L’attività fisica comporta inoltre la riduzione della pressione arteriosa, una maggiore tolleranza glucidica, la riduzione dei trigliceridi ,un aumento della frazione HDL ed un migliore fitness cardiocircolatorio (che non aumenta con il solo dimagrimento). L’incremento di serotonina ed endorfine che accompagna l’attività fisica ha una ricaduta talora inaspettata sul tono dell’umore dell’obeso.

I benefici dell’esercizio fisico si ottengono solo se questo è protratto nel tempo: è opportuno che l’attività fisica costante diventi parte integrante dello stile di vita.

Effetti psicologici della dieta

Secondo il prof. Stunkard, noto studioso americano, gli effetti negativi della dieta hanno sia una causa psicologica che una biologica. Da un punto di vista psicologico molte persone a dieta si sentono euforiche quando riescono ad ottenere un significativo calo di peso. Quando però si accorgono che il dimagrimento non serve a ottenere ciò che essi desideravano (ad esempio più stima di se stessi e più considerazione da parte degli altri), diventano prima irritabili e poi depressi: quando si trovano in questo stato riprendono a usare il cibo come consolazione per la propria solitudine e scontentezza. Da un punto di vista biologico, invece, si potrebbe pensare che alcune emozioni negative, come l’ansia e la depressione, legate alla dieta, e probabilmente legate alla modificazione di alcuni neurotrasmettitori cerebrali come ad esempio la serotonina, siano dei meccanismi di difesa che l’organismo mette in atto per portarci a smettere di trattenerci nel mangiare, e riportare così il nostro peso ad un livello biologico più adatto.

Una persona con problemi di obesità, specialmente se perde molto peso, si trova quindi in una condizione biologica e psicologica piuttosto sfavorevole: il suo corpo impara a consumare sempre meno energia; i suoi meccanismi di controllo della fame e della sazietà si modificano per spingerla a mangiare di più; le emozioni negative come ansia e depressione, legate alla perdita di peso, possono infine agire come fattore disinibente e portare alla perdita di controllo e all’abbandono della dieta.

Quindi è comprensibile come mai la dieta da sola non basti a far perdere peso e può anzi presentare diverse difficoltà. Per questo motivo, ciò che è necessario non è un semplice programma di dimagrimento, ma una vera e propria strategia di modificazione dello stile di vita, per raggiungere e mantenere un peso ragionevole, nonostante molti fattori biologici, psicologici e sociali favoriscano il contrario.