L’Ansia

L’ansia, è uno stato fisiologico e psicologico caratterizzato da componenti cognitive, somatiche, emotive e comportamentali. Ansia, paura, angoscia, panico, terrore sono emozioni molto simili non sempre di facile distinzione.

Le emozioni ci tengono informati sullo stato di successo o fallimento attuale e previsto che abbiamo nel raggiungere i nostri scopi e contemporaneamente il nostro organismo per prendere le misure necessarie a ristabilire in modo rapido un andamento favorevole. La loro espressione, invece, tiene informati gli altri su come ci stanno andando le cose.

Le emozioni gradevoli ci dicono che stiamo andando bene e il successo si sta avvicinando; le emozioni come la paura e l’ansia ci segnalano la previsione di un fallimento; la tristezza ci ricorda che il fallimento è già avvenuto.

La variegata molteplicità delle emozioni è dovuta all’articolarsi delle varie valutazioni di successo o fallimento relativo allo specifico scopo della buona immagine sociale, la colpa ci segnala che non abbiamo raggiunto lo scopo di essere come volevamo essere.

Occorre ricordare che molti pensieri valutativi connessi alle emozioni si svolgono fuori dal campo della consapevolezza.

La Paura

Uomini e animali sperimentano la paura e tra tutte le emozioni forse è la più automatica, quella che meno necessita di una mediazione cognitiva e quando viene attivata finisce per prevalere su tutte le altre. La paura è, dunque, per la sua importanza un’emozione tiranna ma per il fatto di accomunare più o meno tutti i viventi è anche l’emozione più democratica.

La paura è costituita da tre diversi componenti : il vissuto soggettivo di timore, i cambiamenti fisiologici dell’organismo, il tentativo di fuga o evitamento della situazione minacciosa.

Ha un compito che potremmo definire preventivo e dispone l’organismo a reagire prontamente per evitare che il possibile pericolo si concretizzi, la minaccia si realizzi e uno scopo importante sia compromesso.

In genere le reazioni di paura sono intense, il livello di attivazione si innalza improvvisamente, c’è un carattere di emergenza di fronte ad un oggetto specifico, l’attivazione è episodica e cessa quando il pericolo si allontana.

L’Ansia

L’ansia, sorella più evoluta e squisitamente umana, segnala una minaccia meno evidente, il disagio è più prolungato, è meno intensa della paura e sia l’esordio che la fine sono meno netti.

Mentre nella paura lo scopo minacciato è assolutamente evidente, nel caso dell’ansia esso è più sfumato, soprattutto agli occhi di chi sperimenta l’emozione stessa.

Gli aspetti che rendono poco utile l’ansia sono almeno due: la maggior parte dei pericoli situati nel futuro, per i quali si sperimenta ansia, non sono granché modificabili e dunque il fatto di preoccuparsene non diminuisce la possibilità che essi si realizzino; l’altro aspetto consiste nel fatto che seppure è utile predisporre rimedi per eventi temuti che si collocano nel futuro non serve certamente l’attivazione corporea che invece si dimostra tanto utile nella paura e nella conseguente allerta per il comportamento di attacco o di fuga.

Esistono senza dubbio delle differenze individuali nella propensione a provare ansia, probabilmente anche di origine genetica. La tendenza all’ansia è dovuta alla percezione della realtà come minacciosa e di sé come incapaci di fronteggiare gli eventi. Questi due elementi costituiscono dunque un fattore di vulnerabilità e spingono la persona a una ipervigilanza continua rispetto ai possibili indizi di minaccia presenti nell’ambiente.

La persona ansiosa esegue continuamente dei rapidissimi monitoraggi dell’ambiente alla ricerca di possibili minacce e siccome “chi cerca, trova”, appena rileva il segnale di una possibile minaccia concentra l’attenzione su di esso (attenzione selettiva) e trascura tutti gli altri possibili segnali rassicuranti.

Per la genesi e il mantenimento di un disturbo d’ansia è necessaria la presenza di alcuni peculiari elementi: il rimuginio ossia il ripetere mentalmente a se stesso che le cose stanno andando male o che qualcosa di brutto potrebbe capitare da un momento all’altro; l’attenzione selettiva rivolta a stimoli minacciosi (interni ed esterni), eccessiva vigilanza (Sassaroli, S., Lorenzini, R. & Ruggiero, G.M. (2006).

Tutti questi elementi hanno bisogno di essere individuati e compresi nel contesto relazionale nel quale la persona vive e il suo stile di vita.