Desidero condividere una riflessione sull’ultima mia esperienza Mindfulness con i bambini a scuola, conclusasi da poco.

I bambini dicono : “sono stressato!”“ho sempre tante cose da fare…”,  ancora “sono triste perché vedo poco i miei genitori …arrivano tardi alla sera”.

Ma com’è possibile che dei bambini sentano già la pressione dello stress?

Scopri di più in questo articolo…

Bambino stressato spezza la matitaSpesso le preoccupazioni più frequenti nei bambini e adolescenti riguardano le prestazioni scolastiche presenti e future, prestazioni sportive, relazioni sociali, aggressioni fisiche.

Spesso vengono richiesti ai bambini alti standard nel raggiungimento dei loro risultati e i genitori e/o gli insegnanti sono eccessivamente critici nei loro confronti nel caso in cui questi non siano raggiunti. I bambini possono sviluppare un disturbo d’ansia generalizzata e in questi casi non sono nemmeno disposti a provare nuove attività se non possiedono la certezza di esserne all’altezza o ancora sono portati ad abbandonarle ciò stanno facendo se ritengono che le loro prestazioni non siano adeguate. Si preoccupano in maniera eccessiva per le loro capacità o prestazioni e per questo sono alla continua ricerca di approvazione.

Oppure alcuni bambini vivono la condizione di separazione dai genitori come una situazione stressante o soffrono perché non si sentono ascoltati e degni di attenzione da parte degli adulti significativi. Se si trovano in difficoltà non hanno la possibilità di parlarne in famiglia, in casa spesso la situazione si aggrava con l’uso delle nuove tecnologie che favoriscono lo spostamento dell’attenzione degli adulti verso persone/cose al di fuori delle mura domestiche.

A volte purtroppo i bambini devono anche subire le diverse forme di disagio psicologico degli adulti che gli stanno vicino che si può manifestare ad esempio in violenza fisica e psicologica oppure totale trascuratezza. Sono argomenti molto delicati ed importanti che riguardano le relazioni genitori-figli e meritano una trattazione specifica in un prossimo articolo.

Ci sono quindi forti ragioni pedagogiche per inserire la meditazione nell’esperienza quotidiana di bambini e ragazzi di tutte le età, per promuovere la calma e la serenità mentale, incoraggiare la consapevolezza, promuovere la formazione di una mente aperta e riflessiva.

Per affrontare le sfide future di un mondo in rapido cambiamento, è necessario formare persone intelligenti, compassionevoli, cittadini partecipi ed impegnati e l’esperienza educativa attuale non sempre è esaustiva per raggiungere questo obiettivo.

Nella mia esperienza del percorso Mindfulness con il gruppo classe è stato meraviglioso vedere come i bambini accolgono un’esperienza nuova, con grande apertura e gioia, esplorano il loro mondo interno, osservandone luci e ombre, sono capaci di accettare la frustrazione del meditatore “principiante”, ascoltano con curiosità le esperienze degli altri pari e i loro punti di vista, apprezzano la coerenza di pensiero dei genitori e degli insegnanti, amano condividere la meditazione Mindfulness con i genitori, con l’auspicio di estendere la condivisione ad altri aspetti della vita quotidiana. Sono curiosi di sperimentare l’amorevole gentilezza verso se stessi e gli altri, esprimono con grande franchezza quanto sia importante per loro sentirsi interconnessi e parte di un gruppo.

I bambini rivelano una grande ricchezza di pensieri creativi, emozioni e sentimenti e stare ad ascoltarli è veramente una grande esperienza e un grande onore. Sono molto grata a tutti coloro che hanno permesso che tutto questo si realizzasse!

L’efficacia della meditazione negli adulti è stata ampiamente presa in esame mentre i programmi con bambini e adolescenti sono oggetto di ricerca diffusa a livello mondiale. Una revisione sugli studi di efficacia ha messo in evidenza il fatto che la meditazione è un buon punto di partenza per favorire l’apprendimento e la creatività (Black, D.S. et al. 2009).

Oggi più che mai siamo esposti a continue distrazioni e le capacità attentive ne risentono. In particolar modo i bambini imparano a reagire spostando continuamente la loro attenzione su qualsiasi stimolo arrivi. La meditazione di Mindfulness aiuta a migliorare l’attenzione e favorisce l’autocontrollo e l’autonomia, interviene sugli impulsi e i comportamenti aggressivi (Fontana & Slack,1997).

In U.S.A in molte scuole con gravi problemi di violenza hanno introdotto la meditazione e i risultati non sono mancati come rivela per esempio questo servizio della NBC dedicato alle scuole di San Francisco.

A scuola i bambini imparano come funziona il mondo che li circonda e le regole che lo governano ma non viene data loro la possibilità di studiare e osservare il loro mondo interno. Se i bambini sono disattenti, irrequieti, smemorati, è necessario insegnare loro come si può potenziare l’attenzione, la calma, la memoria, ecc. sviluppando la modalità dell’”essere”, attraverso la consapevolezza di sé, come dice Jon Kabat Zinn in questa intervista, purtroppo per il momento solo in inglese.

La Mindfulness offre l’opportunità di imparare come funziona la propria mente, entrare in contatto con i propri processi di pensiero, come sperimentiamo le emozioni nel corpo e nella mente, si tratta di un percorso che può durare tutta la vita, ma fin da subito consente di comprendere meglio se stessi, gli altri e le esperienze del mondo, distinguendo quelle significative da quelle meno importanti per il loro futuro.

Il maestro tibetano Chogyam Trungpa (2011) invita ad insegnare Mindfulness ai bambini seguendo queste indicazioni:

  • Prestare attenzione alle proprie parole, non solo per ciò che si dice, ma nel modo in cui si dice (tono). Ascoltare davvero se stessi mentre si parla.
  • Ascoltare gli altri e il modo in cui si parla, in particolare bambini o adolescenti. Il focus non è in primo luogo sul contenuto, ma è nel prestare attenzione a “come” la gente parla.
  • Pronunciare chiaramente.
  • Rallentare un po’ l’eloquio, in modo da prestare più attenzione e mettere più enfasi sulle singole parole.
  • Semplificare il discorso. Non è necessario usare molte parole o parlare molto su quello che si pensa di fare, soprattutto con un bambino.
  • Prestare attenzione allo spazio intorno alla parola, non solo alle parole stesse , ma al ritmo e ai silenzi del discorso.

ADHD – Attention Deficit Hyperactivity Disorder

Sicuramente i bambini iperattivi e disattenti e/o con una diagnosi di ADHD possono beneficiare dell’esperienza Mindfulness.

L’ADHD è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da un livello di attenzione scarso o da aspetti di iperattività e impulsività inappropriati all’età, o da entrambi. Si tratta di bambini con alti livelli di attivazione, i quali non possono stare fermi, sono irrequieti e impulsivi, parlano incessantemente e spesso ad alta voce.

Per porre diagnosi di ADHD il disturbo deve essere presente per almeno sei mesi e causare compromissione delle prestazioni scolastiche e sociali. Diversi sintomi, inoltre, devono manifestarsi prima dei 12 anni.

Il DSM-5 elenca tre manifestazioni di ADHD:

  • manifestazione con disattenzione predominante
  • manifestazione con iperattività-impulsività predominanti
  • manifestazione di tipo combinato

Per ulteriori approfondimenti ADHD segnalo questo link.

Importante per la famiglia è condividere il percorso Mindfulness che segue il bambino attraverso un corso di Parent Training.

Il Parent Training Cognitivo-Comportamentale si focalizza sugli aspetti cognitivi ed emotivi dei genitori dei bambini con ADHD, lavorando sulle rappresentazioni mentali dei genitori (Vio et al., 1999; Vio et al., 2013). Si sta integrando la meditazione di Mindfulness nel training per i genitori di bambini ADHD, ovvero il Mindful Parenting (MP), dimostrando come questa tecnica può migliorare le interazioni positive bambino-genitore e può incrementare il livello di soddisfazione circa la propria genitorialità nonché il miglioramento del clima nell’ambiente famigliare e, più in generale, del contesto psicosociale del bambino.

La meditazione di Mindfulness aumenta la consapevolezza del momento presente, migliora l’osservazione non giudicante, e riduce le risposte automatiche ed è in questa definizione che si trova la motivazione del suo utilizzo nelle famiglie di bambini con ADHD.

Attraverso la Mindfulness si impara ad essere genitori consapevoli, una forma di allenamento alla consapevolezza così definito:

“capacità di prestare attenzione al tuo bambino e alla tua competenza genitoriale in modo particolare: intenzionalmente, qui ed ora, e non in maniera giudicante” (Kabat-Zinn, 2003).

La ricercatrice Zylowska ha condotto uno studio con 32 soggetti con ADHD applicando un training di Mindfulness di 8 settimane e verificando un miglioramento dei sintomi ADHD e del funzionamento cognitivo. Questo insieme di studi segnala la Mindfulness come pratica terapeutica promettente e applicabile a numerosi disturbi psicopatologici dell’età evolutiva (disturbi d’ansia, disturbi dell’attenzione, disturbi della condotta, disturbi del tono dell’umore, disturbi del comportamento alimentare) (Fabbro & Muratori, 2012).

Diversi sono i percorsi che si stanno definendo per l’età evolutiva, applicabili a scuola e in famiglia. Per esempio il programma ideato da Susan Kaiser Greenland, propone di incrementare gli aspetti di Attenzione, Consapevolezza e Compassione attraverso attività di gioco e movimento specificamente pensate per i bambini in età evolutiva e per il contesto scolastico, secondo il programma MBSR di John Kabat-Zinn.

In “Calmo e attento come una ranocchia” l’autrice Eline Snel, invita, in compagnia di persone formate alla Mindfulness e con esperienza nell’ambito dell’infanzia, o semplicemente di un genitore praticante di Mindfulness, anche i piccoli a trarre grande beneficio dall’allenarsi all’essere presenti e dall’osservazione delle proprie esperienze.

Lo studio “School Based Mindfulness Instruction: An RCT” pubblicato sulla rivista Pediatrics (la rivista ufficiale dell’American Academy of Pediatrics) ha messo in evidenza che in un gruppo di studenti delle scuole medie (età media 12 anni) si è osservato un miglioramento delle capacità di apprendimento, resilienza e una riduzione degli effetti negativi dello stress attraverso interventi di Mindfulness.

I risultati finora raggiunti sembrano quindi sottolineare un effetto positivo della pratica di presenza consapevole sui bambini che mostrano difficoltà nelle funzioni esecutive. (Black, D. S., et al., 2009).

Effetti neuropsicologici della Mindfulness

La pratica della Mindfulness consiste nella capacità di sviluppare e mantenere un’attenzione consapevole.

Il ruolo dell’attenzione è centrale nella meditazione. Essa non è dunque una tecnica di rilassamento bensì una pratica per sviluppare l’attenzione volontaria.

L’attenzione è una delle funzioni psicologiche umane più importanti e più misteriose, centrale in tutti gli ambiti cognitivi, ma soprattutto nell’apprendimento e nell’educazione.

Michael Posner ha proposto di distinguere tre sistemi attentivi:

Il sistema di allerta: ha come struttura principale di riferimento il tronco dell’encefalo e in particolare il locus coeruleus. Da questo nucleo partono fibre noradrenergiche che si distribuiscono a numerose aree della corteccia cerebrale, e che attraverso la liberazione di noradrenalina sono in
grado di ‘risvegliare’ l’individuo. Il sistema di allerta viene attivato con modalità automatiche in condizioni potenzialmente pericolose. Ad esempio quando guidiamo, assonnati o distratti, un’improvvisa frenata ci può improvvisamente risvegliare. Allo stesso modo lo stress, la paura e l’ansia possono attivare il sistema di allerta e impedirci di dormire.

Il secondo sistema attentivo: è il sistema di orientamento, che coinvolge una serie di strutture corticali che collegano alcune aree del lobo parietale responsabili della rappresentazione del corpo, dello spazio e della localizzazione degli oggetti, con altre aree del lobo frontale responsabili del controllo dei movimenti oculari. Questo sistema utilizza prevalentemente l’acetilcolina e ha il compito di esplorare l’ambiente in maniera automatica per cogliere la presenza di possibili informazioni significative sulle quali eventualmente concentrare l’attenzione.

Il terzo sistema è responsabile dell’attenzione esecutiva: esso permette di mantenere volontariamente la concentrazione dell’attenzione su di un compito. Le strutture nervose che sostengono questa funzione sono i lobi prefrontali e il neurotrasmettitore implicato è la dopamina. È proprio l’attenzione esecutiva che viene sviluppata nella pratica di Mindfulness; gli studi con le tecniche di neuroimaging hanno evidenziato una maggiore attivazione del lobo prefrontale nei soggetti che praticano la Mindfulness . Ciò significa che chi pratica la Mindfulness diventa capace di fermarsi, di non-fare, di non-essere-distratto dagli stimoli irrilevanti (Fabbro & Muratori, 2012).

Questo modello integra le funzioni principali che vengono coinvolti nella pratica regolare di Mindfulness e lo sviluppo delle capacità attentive assume in questo processo un ruolo centrale (fonte).

Concludo queste riflessioni sperando di non avervi annoiati e di ritrovarvi alla prossima avventura Mindfulness!

Dott.ssa Laura Prosdocimo

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